Una maestra di sostegno…una mamma.


Pubblico per gentile concessione dell’autrice, una testimonianza di Mariangela T. fatta su facebook

Sono una mamma e una maestra di scuola primaria, quest’ anno nomitata sul sostegno di una bimba grave, gravissima e …bellissima. Non posso non raccontarvi questa storia perchè sto così male che se non la condividessi esploderei. Bene: appena arrivo in classe la maestra prevalente mi avverte ” stai attenta alla madre che cercherà in tutti i modi di tirarti dentro alla sua sofferenza e poi è un po’ fissata con il fatto che la figlia può far tutto, capisce tutto ecc” …sto zitta. Mi dice che dobbiamo andare a visitare un posto con la classe e che la mamma si è ‘ fissata’ col fatto che debba andarci anche la figlia…sto zitta e intanto incrocio gli occhi della bimba che sono quelli della mia Sofia e dentro di me le parlo e le dico ” stai tranquilla ti ci porto io” ..lei sorride è bellissima…nessuna maestra però che ormai è con lei da tre anni mi dice quali siano le sue competenze o no, la diagnosi funzionale è troppo generica. Usciamo e inizia la visita guidata. la bimba con la sedia a rotelle cerca di spingersi avanti per guardare i quadri, le tele , i dipinti ma la maestra di classe mi dice di tirarla indietro perchè leva il posto e la visuale a chi capisce. Resisto e faccio come se anon avessi sentito , la porto ovunque e le parlo e le spiego…la maestra mi guarda di sbieco. Torniamo in classe e mentre tutto il gruppo classe relaziona sull’ uscita lei non ha un compito, un libro, niente…e io sono al mio primo giorno e non ho preparato niente. Poco male mi organizzo, la coinvolgo e chiedo alla sua compagna di banco, una bimba carinissima, di farci sbirciare sul libro lei ci prova ma poi dice che non ha tempo deve lavorare con gli altri. Merenda : da sola e gli altri in gruppo. cambio pannetto da panico: i bidelli fanno a gara per non venire…cazzo ti cambio io amore, è un’ ora che sei con la cacca. parlo con la maestra dell’ anno scorso che mi scarica addosso una serie di cattiverie sulla madre sulla famiglia e sul fatto che non si può lavorare con un handicap così grave. le chiedo se ha mai usato la CAA o la tecnologia e mi dice che loro del sostegno vengono da una laurea in sciene della formazione e che hanno sostenuto solo quattro esami troppo generici per poter sapere tutto…..RESISTO ANCORA. intanto sono completamente innamorata della mia bimba…in lei c’ è Sofia, la sofferenza della madre è la mia …….Le risposte le ho da lei. uno scricciolo accartocciato su se stesso che indica in modo corretto tutti i colori, le forme, le lettere, i numeri, che risponde esattamente a tutte le mie domande con grugniti che capisco e interpreto bene. Le ho dato mille baci e lei mi ha fatto mille carezze. alla fine della giornata saluto e la maestra di classe mi dice” comunque sei molto portata ne avevamo bisogno” ! Mi giro e sulla porta dico ” corro a casa c’ è mia figlia completamente disabile che mi aspetta. GELO TOTALE.
Oggi sono arrivata con il mio Ipad e con l’ aria di quella incazzata loro, le maestre hanno cercato di recuperare ma io ho detto: Sentite, io non sono la maestra di questa bimba, io sono una maestra di classe a supporto della classe , la bimba è di tutti di tutta la classe quindi o si programma insieme o sono cazzi. Se vedeste quello che vedo io in lei, se vedeste dentro questo corpo che non risponde una bimba come le altre desiderosa di scoprire di sapere di giocare di interagire allora questa classe sarebbe migliore, voi sareste delle persone migliori e il mondo sarebbe una favola. La mia bimba si è divertita un mondo con le applicazioni app…..tutti i bimbi erano dietro di lei a cercare di capire cosa stesse usando…..ho fatto un piccolo gruppo ricreativo e furori dal suo banco ha potuto far merenda con altri bimbi……le ho portato un libro di favole e le ho detto in un’orecchio di leggerlo quando non ci sono così non si sente sola. Ha diciotto ore e quando è senza di me…..è sola a guardare il nulla.
Ora sono a casa e guardo Sofia…e spero e prego che lei possa sopravvivere alle cattiverie e all’ignoranza della gente.

Pulce non c’è, a Torino Bonito gira il film tratto dal romanzo di Giovanna Rayneri – Il Cinema Italiano | Il Cinema Italiano


Pulce non c’è, a Torino Bonito gira il film tratto dal romanzo di Giovanna Rayneri – Il Cinema Italiano | Il Cinema Italiano.

Si sta girando a Torino Pulce non c’è, il film tratto dall’omonimo libro scritto da Gaia Rayneri, incentrato sulla storia vera di una bambina autistica, allontanata dalla famiglia quando aveva 9 anni per presunte molestie sessuali subite dal padre, riportata a casa mesi dopo perché non era vero nulla.

Il film, prodotto da Marco Donati, scritto da Monica Zappelli insieme all’autrice del romanzo, è l’opera prima di Giuseppe Bonito. Nel cast figurano Ludovica Falda (Pulce, la protagonista) e Francesca Di Benedetto (la sorella Giovanna), Pippo Delbono, Marina Massironi e Piera Degli Esposti (rispettivamente papà Gualtiero, mamma ANita e la nonna della protagonista).

Il produttore racconta a La Stampa:

I diritti li voleva Cattleya ma l’ho spuntata io. Tutto in casa, con la troupe che mi è stata vicino e ha capito che se volevamo portare a casa il lavoro, dovevano venirci incontro. E’ venuta fuori la passione, la voglia di esserci. Certo è un film ambizioso, ma io da produttore penso che se uno si siede al tavolo da gioco del cinema deve rischiare.

Giuseppe Bonito sottolinea di aver voluto:

rendere la dimensione dell’autismo la meno approssimativa possibile; al vero non si sostituisce mai il gusto cinematografico.

Giovanna Rayneri aggiunge:

Rispetto al romanzo qui c’è una visione più corale dei fatti, non solo il punto di vista di Giovanna. E mi piace che si sia trattato il rapporto fratello malato – fratello sano. I miei genitori approvano, Pulce non capirebbe.


Autismo-mica-noccioline

Raccolgo questa testimonianza che voglio condividere con voi,ringraziando di cuore l’insegnante Mariella, che scrive:

Ciao sono un’insegnate di sostegno, non so se la mia testimonianza potrà essere utile. Lavoro con bambini e ragazzi autistici da 22 anni, prima in un centro riabilitati,vo ora nelle scuole. Ho utilizzato molti metodi e metodologie teacch e aba compreso. Ogni metodo puo’ far qualcosa, e può essere utile ma nessun metodo MAi nella mia vita mi ha dato risultati veloci e definitivi come l’aba. Ho lavorato in classe con l’aba con una meravigliosa bimba mentre a casa la famiglia seguiva il metodo con delle strepitose terapiste, tutti i pomeriggi dal lunedì al venerdì . Nessun bambino con il quale ho lavorato ha imparato così tanto in così poco Ciao sono un’insegnate di sostegno, non so se la mia testimonianza potrà essere utile. Lavoro con bambini e ragazzi autistici da 22 anni, prima in un…

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