Agrigento, studenti disabili: l’assistenza passa al Comune ma il servizio non parte- gds.it


Agrigento, studenti disabili: l’assistenza passa al Comune ma il servizio non parte- gds.it.

di CONCETTA RIZZO AGRIGENTO. La Provincia regionale cessa d’esistere e il Comune “eredita”, all’improvviso, l’assistenza agli studenti diversamente abili che frequentano le scuole dell’obbligo della città. Trentadue bambini non vedenti, non udenti ed autistici, dall’inizio dell’anno, praticamente al rientro in classe dopo le vacanze natalizie, sono da soli, senza quell’angelo custode che invece li ha aiutati e curati durante le lezioni scolastiche o, nel pomeriggio, a casa, insegnandogli passo passo a fare i compiti. Ieri mattina, dopo giorni di disagi per i piccoli e le loro famiglie, il sindaco Marco Zambuto e i vertici della Pubblica istruzione hanno incontrato i genitori degli studenti diversamente abili, i dirigenti scolastici degli istituti frequentati dai bambini e una rappresentanza delle associazioni di tutela dei piccoli. «Il Comune deve occuparsi di questo importante servizio, prima svolto dalla Provincia regionale che ormai, però, ha cessato d’esistere, non avendo più risorse finanziarie. Era un servizio che naturalmente non era stato previsto – ha spiegato ieri il sindaco di Agrigento, alla fine dell’incontro – e per questo motivo, fra le maglie del bilancio, abbiamo cercato e trovato le risorse finanziarie per garantire immediatamente la ripresa del servizio. Faremo tutto il possibile – aggiunge Zambuto – per arrivare alla fine dell’anno scolastico. E per evitare lungaggini burocratici a cui saremmo costretti per legge, abbiamo deciso di trasferire, facendo una apposita delibera di giunta, le somme necessarie ai dirigenti scolastici che hanno negli istituti questi bambini. Fra i loro compiti – entra nel merito il sindaco – rientra quello di preparare il piano individualizzato per ciascun bambini. Le famiglie, invece, individueranno l’operatore che fino a qualche settimana fa ha curato e supportato il proprio bambino. Non può essere cambiato perché altrimenti gli faremmo un danno. È necessario garantire continuità». Le coop che si sono occupare di questo fondamentale servizio sono quelle già accreditate dalla Provincia. A seconda della patologia del piccolo studente, c’è un piano personale e un operatore che garantisce o l’assistenza in classe o a casa, oppure entrambe.

Provincia o non provincia, il servizio di assistenza all’educazione e comunicazione per gli alunni delle scuola di I° grado, primaria e secondaria, spetta ai comuni dietro segnalazione della scuola di appartenza in base al grado di disabilità dell’alunno ed al PEI redatto fra la ASP, la scuola ed i genitori.

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ABA a scuola


Autismo: quel metodo è doveroso.

Questa, in sostanza, la motivazione della decisione: «[…] preso atto che risulta incontestato che il metodo ABA, nel caso in esame, ha prodotto risultati significativi ed importanti sul minore, si osserva che il rifiuto di erogazione della terapia ABA, ha determinato e potrebbe determinare, laddove venisse interrotto, un’interruzione della continuità assistenziale sotto il profilo della metodica assistenziale e si pone in violazione sostanziale del c.d. PRIA Piano Regionale sull’Autismo della Regione Emilia Romagna, nella parte in cui lo stesso PRIA prevede la condivisione del programma psico-educativo, cognitivo e comportamentale, nei vari àmbiti di vita del bambino, dalla scuola alla famiglia, con continuità presa in carico globale. Inoltre, risulta incontestato che, in sede d’urgenza, anche i genitori si sono limitati a richiedere che la certificazione BCBA fosse posseduta esclusivamente dall’operatore avente funzioni di supervisore o coordinatore».

Questa Sentenza del Tribunale di Bologna riguarda apparentemente un caso specifico molto particolare, data però la crescente presenza di alunni con autismo nelle classi comuni, essa è certamente degna di nota.
Due sono le motivazioni fondamentali su cui si basa il provvedimento, da una parte, cioè, che il metodo ABA ha prodotto effetti positivi a livello di crescita dell’alunno nella comunicazione, dall’altra che tale terapia è prevista dalla normativa sanitaria della Regione Emilia Romagna.
Potrebbe per altro suscitare perplessità il fatto che il Tribunale abbia ritenuto legittimo – anzi doveroso -, lo svolgimento di una terapia a scuola, se però si considera che gli operatori ABA possono essere ritenuti come degli assistenti per la comunicazione, ai sensi dell’articolo 13, comma 3 della Legge 104/92, tali perplessità andrebbero senz’altro fugate.
Non dovrebbe poi avere ragion d’essere nemmeno la perplessità circa la presenza a scuola per tre ore al mese di un supervisore ABA specializzato e certificato, stante l’esiguità della durata di tale presenza – limitata appunto a tre ore mensili -, ciò che però facilità e garantisce la professionalità dell’intervento degli assistenti per la comunicazione ABA.
È ancora da sottolineare l’opportunità di avere a fianco dei genitori un’organizzazione come l’ANGSA, che ha dato certamente un maggior peso al loro ricorso e alla loro resistenza con esito positivo contro l’appello dell’AUSL.
Certo, quella che finora si è svolta è tutta una fase in via di urgenza e occorrerà anche vedere l’esito della decisione di merito. Data però l’impostazione della Sentenza sul reclamo, sembrerebbe assai improbabile che la decisione di merito si discostasse da quella pronunciata dal collegio.
È infine appena il caso di accennare che gli interventi ABA sono fruttuosi se effettuati molto precocemente (nido e scuole dell’infanzia), in una fase cioè durante la quale gli interventi educativi e di istruzione non sono ancora rigidamente regolamentati. (Salvatore Nocera e Stefano Borgato)

Mi preme esprimere un commento sull’ultima frase dell’articolo di Superando. Non è esatto dire che l’efficacia dell’approccio ABA lo sia se effettuato molto precocemente, è molto importante che sia erogato precocemente ma non esclude che sia efficace anche con adulti con autismo che non abbiano mai ricevuto un’istruzione di tipo comportamentale come l’ABA.