La scuola, cosa può e deve fare!?


Documento dell’USR per l’Emilia Romagna

abstract:

Già i numeri registrati segnano comunque, per la Scuola, un impegno notevolissimo che
richiederebbe un grande sforzo collettivo per definire, dentro il modello di integrazione disegnato
dalle scelte culturali e civili del nostro Paese, quale possa essere il miglior percorso tracciabile e
quali risorse tale percorso richieda.
Le ricerche e le sperimentazioni realizzate in questi ultimi dieci anni in varie parti del mondo,
soprattutto negli Stati Uniti e in Canada, hanno dimostrato che, se adeguatamente “abilitati” fin
dalla più tenera età, molti bambini con autismo o DPS possono migliorare sensibilmente la propria
condizione, fino a poter accedere anche a percorsi di scuola comune.
Vero è che questi percorsi abilitativi precoci e intensivi hanno costi rilevanti, dal momento che
richiedono rapporti individualizzati e l’intervento di personale specializzato, con diversi tipi di
specializzazioni e di ruoli. Ma si tratta di costi dovuti in relazione alla dimensione etica, legata al
diritto di ogni persona a vedere pienamente realizzate le proprie potenzialità, diritto sancito sia nelle
norme internazionali sia in quelle nazionali, prima tra tutte la Costituzione del nostro Paese
Tali costi sono inoltre irrisori se rapportati ai costi sociali. Negli Stati Uniti si è calcolato che una

Emilia-Romagna

Image via Wikipedia

persona autistica non autosufficiente, nel corso di una vita medio lunga (che è comune, visto che di
per sé l’autismo non è una malattia) comporti un costo sociale elevatissimo: il prof. Michael Ganz
della Harvard School of Public Health ha stimato tale costo a 3,2 milioni di dollari per ciascuna
persona autistica per tutto il corso della vita, e ciò al valore del 2006. Se applicassimo tale dato ai
901 allievi attualmente frequentanti le scuole dell’Emilia-Romagna (applicando una “virtuale”
parità dollaro/euro), il costo sociale di una loro vita non indipendente ammonterebbe a oltre due
miliardi e ottocento milioni di euro. L’intervento intensivo precoce costituisce quindi, in realtà,
anche un consistente risparmio di risorse, se considerato nella giusta prospettiva economica, oltre
che l’adempimento di un imprescindibile dovere etico, come prima si ricordava.

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