Sentenza Consiglio di Stato n° 5194-2012


Sentenza CdS n_ 5194-2012

In questa sentenza ritroviamo tutti i riferimenti normativi che riguardano gli alunni con disabilità, in questo particolare caso un alunno con autismo, che ha diritto ad avere un educatore specializzato in ABA e gli ausili informatici necessari e richiesti dagli specialisti, che il comune ha l’obbligo di fornire, sia in orario scolastico che extrascolastico. In particolare per i soggetti con gravità certificata che hanno diritto al rapporto 1:1 i giudici riferiscono che

“E’ in atti anche la nota in data 8 agosto 2010 dell’U.O. Tutela Salute Mentale e Riabilitazione Età Evolutiva – Distretto H2 – Genzano di Roma della A.U.S.L. Roma H, da cui si evince la necessità di integrare l’insegnante di sostegno con un’assistenza specialistica educativa (“…in modo che sia sempre presente un operatore con rapporto 1/1”), pur dando atto del venir meno della necessità dell’assistenza di base, avendo il bambino acquisito tali autonomie.

Interessante l’analisi fatta dall’avv. Marcellino http://www.studiolegalemarcellino.it/attachments/article/256/Consiglio%20di%20Stato%20condanna….pdf

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Una maestra di sostegno…una mamma.


Pubblico per gentile concessione dell’autrice, una testimonianza di Mariangela T. fatta su facebook

Sono una mamma e una maestra di scuola primaria, quest’ anno nomitata sul sostegno di una bimba grave, gravissima e …bellissima. Non posso non raccontarvi questa storia perchè sto così male che se non la condividessi esploderei. Bene: appena arrivo in classe la maestra prevalente mi avverte ” stai attenta alla madre che cercherà in tutti i modi di tirarti dentro alla sua sofferenza e poi è un po’ fissata con il fatto che la figlia può far tutto, capisce tutto ecc” …sto zitta. Mi dice che dobbiamo andare a visitare un posto con la classe e che la mamma si è ‘ fissata’ col fatto che debba andarci anche la figlia…sto zitta e intanto incrocio gli occhi della bimba che sono quelli della mia Sofia e dentro di me le parlo e le dico ” stai tranquilla ti ci porto io” ..lei sorride è bellissima…nessuna maestra però che ormai è con lei da tre anni mi dice quali siano le sue competenze o no, la diagnosi funzionale è troppo generica. Usciamo e inizia la visita guidata. la bimba con la sedia a rotelle cerca di spingersi avanti per guardare i quadri, le tele , i dipinti ma la maestra di classe mi dice di tirarla indietro perchè leva il posto e la visuale a chi capisce. Resisto e faccio come se anon avessi sentito , la porto ovunque e le parlo e le spiego…la maestra mi guarda di sbieco. Torniamo in classe e mentre tutto il gruppo classe relaziona sull’ uscita lei non ha un compito, un libro, niente…e io sono al mio primo giorno e non ho preparato niente. Poco male mi organizzo, la coinvolgo e chiedo alla sua compagna di banco, una bimba carinissima, di farci sbirciare sul libro lei ci prova ma poi dice che non ha tempo deve lavorare con gli altri. Merenda : da sola e gli altri in gruppo. cambio pannetto da panico: i bidelli fanno a gara per non venire…cazzo ti cambio io amore, è un’ ora che sei con la cacca. parlo con la maestra dell’ anno scorso che mi scarica addosso una serie di cattiverie sulla madre sulla famiglia e sul fatto che non si può lavorare con un handicap così grave. le chiedo se ha mai usato la CAA o la tecnologia e mi dice che loro del sostegno vengono da una laurea in sciene della formazione e che hanno sostenuto solo quattro esami troppo generici per poter sapere tutto…..RESISTO ANCORA. intanto sono completamente innamorata della mia bimba…in lei c’ è Sofia, la sofferenza della madre è la mia …….Le risposte le ho da lei. uno scricciolo accartocciato su se stesso che indica in modo corretto tutti i colori, le forme, le lettere, i numeri, che risponde esattamente a tutte le mie domande con grugniti che capisco e interpreto bene. Le ho dato mille baci e lei mi ha fatto mille carezze. alla fine della giornata saluto e la maestra di classe mi dice” comunque sei molto portata ne avevamo bisogno” ! Mi giro e sulla porta dico ” corro a casa c’ è mia figlia completamente disabile che mi aspetta. GELO TOTALE.
Oggi sono arrivata con il mio Ipad e con l’ aria di quella incazzata loro, le maestre hanno cercato di recuperare ma io ho detto: Sentite, io non sono la maestra di questa bimba, io sono una maestra di classe a supporto della classe , la bimba è di tutti di tutta la classe quindi o si programma insieme o sono cazzi. Se vedeste quello che vedo io in lei, se vedeste dentro questo corpo che non risponde una bimba come le altre desiderosa di scoprire di sapere di giocare di interagire allora questa classe sarebbe migliore, voi sareste delle persone migliori e il mondo sarebbe una favola. La mia bimba si è divertita un mondo con le applicazioni app…..tutti i bimbi erano dietro di lei a cercare di capire cosa stesse usando…..ho fatto un piccolo gruppo ricreativo e furori dal suo banco ha potuto far merenda con altri bimbi……le ho portato un libro di favole e le ho detto in un’orecchio di leggerlo quando non ci sono così non si sente sola. Ha diciotto ore e quando è senza di me…..è sola a guardare il nulla.
Ora sono a casa e guardo Sofia…e spero e prego che lei possa sopravvivere alle cattiverie e all’ignoranza della gente.

Una mamma


Oggi voglio condividere questa nota pubblicata su facebook da un amico che condivide la nostra stessa condizione, per ricordare un anniversario, un evento, una ricorrenza, per renderla meno invisibile agli occhi di chi non ha saputo o potuto o voluto dare risposte, ad ognuno di noi l’incombenza di capire chi è quel qualcuno.

Una mamma

pubblicata da Nello Pomona il giorno domenica 13 maggio 2012 alle ore 16.22 ·

Ci sono mamme che sono speciali perché lottano incessantemente per migliorare lo stato di difficoltà in cui si trovano i loro figli. Mia moglie e tutte le altre mamme di bambini disabili che conosco ne sono un esempio ammirevole.

Ci sono però anche mamme speciali, che lottano costantemente contro la loro precaria salute, per migliorare la condizione di figli sani, ma che riescono a seguire fino ad un certo punto.

G. era una di queste.

E il suo ricordo riaffiora oggi in me. Oggi che è la Festa della Mamma, ma che è anche l’anniversario di approvazione in Parlamento della Legge 13 maggio 1978 n. 180 “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”, meglio conosciuta come legge Basaglia, che è la prima ed unica legge quadro che impose la chiusura dei manicomi, regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio, ed istituì i servizi di igiene mentale pubblici.

La conobbi circa vent’anni fa. Una persona sulla quarantina che doveva essere stata una bella donna in gioventù. Il suo corpo era abbastanza provato da un massiccio bisogno di antipsicotici… Educatissima. Stava sempre male, sia quando era “scompensata” ed il delirio aveva il sopravvento, sia quando stava meglio. Quando cioè assumeva la consapevolezza della sua malattia e la tristezza la invadeva, il tono della voce diventava calante e sempre più depresso.

G. si era convinta che suo figlio stesse sempre malissimo e tutte le notti lo portava al pronto soccorso per far curare un bambino in perfetta salute psicofisica. Così come poteva assumere nell’ambito di uno stesso discorso ruoli completamente differenti e incompatibili. Alla vista di un quadro il delirio aumentava …

Ogni tanto la potevi incontrare per strada con la vestaglia e le ciabatte a chiedere una sigaretta o un caffè.

Al suo paese la conoscevano tutti.

Viveva della pensione di invalidità che le bastava appena. Ma per il figlio c’era sempre. Per quello che poteva fare e dare.

Quando non si poteva farne a meno, veniva sottoposta a TSO e ricoverata appositamente. Se c’era posto nelle strutture vicino casa andava bene, altrimenti il TSO veniva eseguito anche a distanza ragguardevole. Ed una volta dimessa non aveva i soldi nemmeno per l’autobus che la faceva rientrare a casa. Supplivano conoscenti e personale sanitario … Era molto sola.

Scoprire che aveva messo da parte una piccola cifra da regalare al figlio per il suo matrimonio fu una vera sorpresa. Un’ulteriore testimonianza di dignità che non dimenticheremo, di una grande mamma.