Avviso di consultazione pubblica sulle LG autismo


https://snlg.iss.it/?p=1113

Avviso di consultazione pubblica sulle LG per la diagnosi e il trattamento del disturbo dello spettro autistico nei bambini/adolescenti e negli adulti

La Legge n. 134 (18 agosto del 2015) “Disposizioni in materia di diagnosi, cura e abilitazione delle persone con disturbi dello spettro autistico e di assistenza alle famiglie” e il decreto ministeriale del 30.12.2016 attribuiscono all’Istituto Superiore di Sanità il compito di elaborare le Linee Guida sulla diagnosi e trattamento dei disturbi dello spettro autistico in tutte le età della vita sulla base dell’evoluzione delle conoscenze fisiopatologiche e terapeutiche derivanti dalla letteratura scientifica e dalle buone pratiche nazionali e internazionali.

Al fine di garantire il più ampio coinvolgimento e la partecipazione di tutti i soggetti interessati, con il presente avviso si dà avvio alla procedura di consultazione pubblica con l’obiettivo di acquisire eventuali commenti e osservazioni sui quesiti clinici proposti dal panel di esperti delle suddette Linee Guida, in conformità a quanto previsto dal Manuale metodologico per la produzione delle linee guida dell’ISS.

Dal 10 dicembre 2018 al 7 gennaio 2019 gli stakeholder registrati sulla piattaforma SNLG (https://piattaformasnlg.iss.it) potranno partecipare alla consultazione pubblica utilizzando il modulo predisposto per la raccolta dei contributi e dei commenti sui quesiti clinici.

Per registrarsi in piattaforma è necessario inviare la propria Espressione di Interesse tramite email all’indirizzo cts_lgautismo@iss.it entro e non oltre la mezzanotte di domenica 9 dicembre. Non si prenderanno in considerazione le richieste inviate successivamente a tale data. Nell’email è necessario:

  • indicare nome, cognome, indirizzo email della persona che rappresenterà l’organizzazione o associazione e che sarà abilitata all’accesso alla piattaforma;
  • dichiarare qualsiasi tipo di legame, diretto o indiretto, della propria organizzazione o associazione con l’industria.

La consultazione degli stakeholder va a integrare il contributo dei membri laici che partecipano al processo in qualità di membri del Panel di esperti. Si ricorda che, a differenza di questi ultimi, gli stakeholder rappresentano gli interessi e i punti di vista specifici e comuni alla propria categoria/gruppo di appartenenza. Non possono, quindi, partecipare alla consultazione persone fisiche ma solo presidenti/direttori generali/segretari generali o scientifici/rappresentanti legali di:

  • società scientifiche
  • associazioni e rappresentanti di cittadini, pazienti e familiari/caregiver
  • industria
  • istituzioni pubbliche nazionali e regionali
  • università
  • istituti di ricerca pubblici e privati.

Si invitano, pertanto, le organizzazioni di stakeholder registrati a raccogliere i contributi dei propri soci/membri/persone rappresentate e inviarli attraverso la piattaforma SNLG in un’unica sessione di lavoro. Si precisa che non si accetteranno:

  • più di un set di commenti per ciascuna organizzazione di stakeholder registrato
  • commenti inviati tramite modalità diverse dalla piattaforma
  • commenti che contengano allegati come articoli scientifici, lettere od opuscoli.

Non si accetterà, infine, alcun commento pervenuto dopo la deadline stabilita per la fine della consultazione.

Scadenza per l’invio delle Espressioni di Interesse: 9 dicembre 2018

Data di inizio consultazione: 10 dicembre 2018

Data fine consultazione: 7 gennaio 2019

L’intervento precoce intensivo nei centri UO NPIA delle ASP siciliane?


http://www.messina.isasi.cnr.it/2018/11/15/nuove-scoperte-nellintervento-precoce-per-lautismo-resoconto-della-lezione-magistrale-di-sally-rogers/?fbclid=IwAR1NBDnPdM8UT8r2916bOi2tuSYMGDPZsME7RpQb73VostYCY9PCQ2iHZL0

Nuove scoperte nell’intervento precoce per l’autismo. Resoconto della lezione magistrale di Sally Rogers

Nell’articolo riportiamo il resoconto della lezione magistrale della prof.ssa Sally Rogers, tenutasi al CNR di Messina e che ha visto la partecipazione di oltre 200 persone. La Prof. Rogers professore emerito di psichiatria e scienze comportamentali MIND Center (UC Davis Medical Center, Sacramento – California) ed ideatrice dell’Early Start Denver Model (ESDM). Lo scopo della lezione è quello di ridurre la confusione e lo stress che tutti noi condividiamo. Nella sua lezione magistrale ha condiviso con noi le nuove ricerche sugli interventi precoci per l’autismo (12 mesi – 48 mesi), le nuove pratiche e le strategie per mettersi in rete con terapisti ed insegnanti per l’educazione del figlio.

Introduzione

Questo è un momento difficile sia per i genitori e che per chi si occupa di autismo, è un tempo di confusione, preoccupazione e conflitto per tutti noi. L’autismo non è più considerato un “disturbo raro”. Ci sono ovunque informazioni contrastanti e questo crea un carico di scelte difficile da gestire. Questo carico pone una forte responsabilità sui genitori.  Che trattamento fare? A chi affidarsi? Cosa fare quando il bambino non progredisce?

Quali sono le nuove scoperte nel campo?

Le idee sull’intervento precoce nell’autismo sono cambiate tantissimo negli ultimi 30 anni. Fino a dieci anni fa (Sigma e Ruskin, 1999; Lord et al. 2006) erano presenti diversi studi che dimostravano come le persone autistiche avessero una disabilità persistente per tutta la vita da un punto di vista cognitivo e linguistico. Con un quoziente intellettivo (QI) medio di 50 e la maggioranza delle persone erano non-verbali. Negli anni ’90 quando Lovvaas (1987) ha pubblicato i suoi dati, il fatto che molti bambini, a seguito di un’intervento precoce (McEachin et al. 1993) potessero lasciare la disabilità intellettiva ed avere un comportamento adattativo con un QI quasi nella norma, lasciò senza parole molte persone. Questi dati sono stati confermati usando l’Early Start Denver Model, un metodo più naturalistico e meno intensivo di quello di Lovaas (Dawson, Rogers et al. 2010). Studi diversi, con metodi diversi, hanno confermato che è possibile avere dei netti miglioramenti nel funzionamento cognitivo, adattativo e linguistico con un intervento precoce. I bambini rispondo all’intervento precoce, anche se con risultati variabili, il cambiamento dipende anche dal bambino oltre che dalla tecnica, alcuni rispondono più velocemente e in modo forte, altri meno. II risultati migliori si hanno nei bambini che non hanno altre complicanze e comorbidità fisiche/biologiche/neurologiche, il problema principale tuttavia non è la tecnica in sé ma trovare i fondi per metterle in atto.

L’importanza dei disegni di studio

Tutti gli studi di cui ha parlato la Prof.ssa Rogers sono RCT (Randomized Control Trials – Studi randomizzati e controllati).Nella ricerca sull’autismo ci sono tanti studi che non hanno applicato un disegno sperimentale RCT, con il risultato che ci sono tanti studi con una scarsa evidenza che hanno però presa su genitori e clinici.

Scoperta 1: NDBI

Oggi gli interventi efficaci si collocano sotto la grande etichetta degli interventi NDBI Naturalistic Developmental Behavioral Intervention. L’idea degli NDBI può essere riassunta come l’applicazione di un intervento con contenuti evolutivi naturalistici attraverso tecniche comportamentali.

In formule

Tecniche d’Intervento ABA: DTT, VB, PRT + Contenuti dell’insegnamento Evolutivi: SCERTS, Floor Time, Denver Model =NDBI: ESDM, Social ABC, JASPER, TEACCH for Toddlers.

Principi

Gli interventi NDBI seguono tutti dei principi comuni che possono essere riassunti nei seguenti punti:
  • Il bambino sceglie i materiali e condivide il controllo con l’adulto
  • Il bambino svolge attività ed usa materiali che “preferisce”
  • Il rinforzo è intrinseco. Il rinforzo per l’apprendimento fa riferimento agli obbiettivi del bambino stesso.
  • Le attività sono evolutivamente appropriate rispetto alla sua età.
  • Lo stile dell’approccio è giocoso e divertente.
  • I genitori sono coinvolti attivamente nell’intervento
  • Portando ad un numero minore di ore di terapia “diretta” grazie al coinvolgimento della “rete sociale” del bambino.
 Risultato da ricordare: gli interventi precoci, scientificamente validi, sfruttano le conoscenze ed il contesto creato dalla psicologia dello sviluppo usando tecniche comportamentali (ABA).

Scoperta 2: il potere dei genitori

Se i genitori usano queste tecniche a casa, abbiamo cambiamenti:
  • più rapidi
  • più intensi
  • più generalizzati
I genitori imparano rapidamente cosa fare ed il coinvolgimento dei genitori è fondamentale.

Scoperta 2.1: il TEACCH è cambiato

Il TEAACH applicato per bambini molto piccoli ha studi RCT che ne mostrano l’efficacia.
TEACCH (nuovo) TEACCH Toddler
Struttura di supporto all’indipendenza Struttura che supporta il coinvolgimento
Insegnamento strutturato Insegnamento naturalistico e strutturato
Organizzazione dello spazio fisico Spazi di lavoro tavolo e tappeto
Schede visive Oggetti di transizione
Sistemi di Attività Strategie sinistra-destra (ordine implicito)
Attività strutturate e create a posta Uso di oggetti e giocattoli “naturali”
Il TEAACH Toddler ha mostrato un netto miglioramento nelle capacità di gioco ed interazione. Molti materiali sono disponibili online: fitt.fpg.unc.edu

Scoperta 2.2: Social ABC

Il Pivotal Response Training (PRT) è molto efficace per lo sviluppo del linguaggio, ma non funziona molto bene con bambini piccolissimi. Per questo motivo è stato sviluppato il Social ABC per bambini dai 12 ai 30 mesi.  Nel Social ABC si incorporano strategie di comunicazione funzionale in un ambiente di condivisione emotiva positiva. Functional communication in early positive emotion sharing. Il trattamento è manualizzato e prevede il  parent coaching. Lo studio di efficacia è una RCT (12 settimane, 90 minuti di intervento a casa a settimana) che ha mostrato un aumento della responsività vocale ed dell’iniziativa nel bambino. Non è stato trovato tuttavia nessun effetto sul sorriso sociale, lo stress genitoriale o nei test standardizzati.

Scoperta 2.3: ESDM – Parent Coaching

In un altro studio è stato confrontato il trattamento ESDM tradizionale con un trattamento ESDM “Potenziato”. Entrambi gli interventi erano diretti dai genitori (45 bambini di età 16-30 mesi e con un livello linguistico di 12-13 mesi). Gruppi Tradizionale:12 settimane per 90 minuti (visita a casa) Potenziato: 12 settimane per 2 volte a settimana di 90 minuti (casa+clinica) + materiale multimodale con testo semplificato, video, etc. Entrambi gli interventi erano interamente mediati dai genitori. Effetto:
  • i genitori nel gruppo potenziato hanno appreso di più
  • ma bambini nel gruppo potenziato non sono di base migliorati di più
  • però i bambini  dei  genitori che hanno imparato di più, sono migliorati di più,
  • L’apprendimento dei genitori prediceva i cambiamenti a livello di acquisizione di abilità curriculari ma non il livello di sviluppo su test standardizzati.

Scoperta 2.4: Jasper

Gli obbiettivi dell’intervento Jasper sono: aJttenzione condivisa, gioco simbolico, coinvolgimento e regolazione. www.kasarilab.org Jasper è l’intervento più studiato di tutti gli NDBI ma non c’è ancora un manuale pubblicato. Gli ideatori hanno fatto uno studio mediato dai genitori in famiglie di basso livello socio-economico (e che quindi non potevano permettersi terapie tradizionali) ed hanno rilevato un miglioramento significativo nelle strategie di insegnamento e nell’adattamento del bambino. Risultato da ricordare: gli interventi mediati dai genitori e poco intensivi, sono efficaci e riducono l’impatto economico, potendo quindi fare un maggior numero di interventi.

Scoperta 3: I bambini autistici sono tutti “visivi”?

No. È vero per alcune persone con autismo ma non per tutte. Studio di Eye tracking (Trembath et al. 2015) su bambini di 4-5 anni (Quoziente di sviluppo: 65-73). Lo studio ha sfruttato una serie di condizioni diverse diverse: video, istruzioni verbali, disegni+istruzioni. I risultati sono stati che:
  1. I bambini nello Spettro Autistico non sono distratti dalle figure rispetto alla faccia dell’adulto più degli altri bambini.
  2. I bambini con autismo non erano aiutati dalle figure, ma lo erano gli altri bambini!
  3. La performance nel compito visivo era legata all’attenzione visiva e alle loro abilità di linguaggio ricettivo, non alla loro diagnosi.
I bambini piccoli (tutti) non riconoscono e comprendono le immagini, ci vuole un certo livello di apprendimento e risorse cognitive per capirne il valore simbolico e rappresentativo, l’età a cui è possibile questo dipende quindi anche dal livello di sviluppo del bambino. Nei bambini piccoli con autismo non ha senso usare le immagini come canale preferenziale, è meglio usare oggetti materiali e quello che viene detto o indicato quando viene usato l’oggetto. Risultato da ricordare: Essere aiutati o meno dalle immagini dipende dalle caratteristiche neurocognitive (attenzione visiva, livello di sviluppo simbolico, livello linguistico ricettivo) del bambino e non dalla diagnosi (o meno) di autismo.

Scoperta 4: Early Step

Uno studio ESDM multicentrico senza nessun criterio di esclusione. Sono stati studiati 1000 bambini totali, di cui 118 bambini nel gruppo ESDM con un età compresa tra i 12 ed i24 mesi, ed un livello linguistico di 9-10 mesi. Il gruppo di ricerca ha svolto 22 ore a settimana (di cui 20 dal gruppo di ricerca e e il resto dai servizi nella comunità) il gruppo di controllo ha svolto 17 ore di terapia con i servizi nella comunità. L’intervento durato 2 anni, ha previsto una fase iniziale con 12 settimane di parent coaching e una fase successiva in cui venivano svolte 20 ore di terapia 1:1 a casa + parent coaching 4 ore al mese., Alla fine dei 2 anni, il gruppo ESDM ha guadagnato 30 mesi equivalenti per il linguaggio (+6 rispetto a quanto previsto) ed il  gruppo che sfruttava i servizi usuali ha guadagnato 25 mesi su 24 mesi (+1 rispetto a quanto previsto). Non ci sono state differenze significative tra i due gruppi nel quoziente di sviluppo per quanto riguardava altri indici, nel comportamento adattativo o nel punteggio ADOS. Le differenze non ci sono state perché sia il gruppo ESDM che quello di controllo hanno fatto miglioramenti significativi paragonabili a quelli originali dell’ESDM negli studi precedenti. Inoltre è stato osservato che:
  • Il QI, il livello del linguaggio, l’educazione materna, la severità dell’autismo, l’attenzione condiva, le abilità di gioco non hanno moderato l’effetto dell’intervento.
  • Il numero di ore di intervento, superate le 16 ore, hanno avuto un effetto e debole, solo sul linguaggio e nel  gruppo ESDM
  • I bambini con un quoziente di sviluppo superiore a 66 hanno avuto un effetto moderato sulla severità nell’ADOS, ma al momento non è possibile imputare questa differenza direttamente all’intervento (i bambini con un quoziente di sviluppo alto tendono a migliorare di più indipendentemente dall’intervento).
Risultato da ricordare: Superate le 16 ore di intervento i benefici sono minimi. Se le persone che operano nei servizi sono preparate, l’intervento “pubblico” può essere efficace. Anche se si osservano miglioramenti maggiori sull’autismo nei bambini con un livello di sviluppo in partenza più alto, si hanno effetti positivi su tutti i bambini indipendentemente dal livello di partenza.

È realmente importante quale approccio usiamo nell’intervento precoce?

Scoperta 5: Comparare gli Interventi

In uno studio in cui si è comparato LEAP, TEACCH ed educazione speciale a scuola non sono state trovate differenze significative. Non c’era differenza perché usavano tutti le stesse tecniche. autismpdc.fpg.enc.edu

Scoperta 5.1: Nuovo studio ESDM (risultati in anteprima)

Un nuovo studio, ancora non pubblicato, ha comparato 4 gruppi confrontando direttamente ESDM ed ABA.
  • ESDM 15 o 25 ore (supervisionato da Rogers – Libro: ESDM)
  • DTT (Discrete Trial Teaching) 15 o 25 ore (Leanf, McEachin, Taubman – Libro: A work in progress)
Tutti e 4 i gruppi prevedevano un insegnamento 1:1 + 1 anno di parent coaching per 12 ore al mese (2 volte al mese). Lo studio è durato 5 anni ed ha coinvolto 3 università ed 87 bambini di 22 mesi. Gli interventi hanno avuto tutti lo stesso (alto) livello di fedeltà (4 punti su 5). Risultati:
  • Non hanno trovato differenze nello sviluppo del linguaggio
  • Non hanno trovato differenze in base al numero di ore
  • Non hanno trovato differenze tra DTT e ESDM per i bambini con autismo più severo o con QI più basso.
  • L’unica differenza significativa, ma piccola, era un aumento leggermente migliore del linguaggio tra i bambini con caratteristiche più lievi a favore dell’ESDM.
Perché non hanno trovato differenze?  Perché in realtà quando le abilità e il linguaggio del bambino erano più bassi l’ESDM diventava più strutturato. Quando le abilità ed il linguaggio del bambino miglioravano, il gruppo DTT diventava più naturalistico. Risultato da ricordare: gli interventi di alta qualità si aggiustano ai bisogni del singolo bambino! Non è importante il modello specifico seguito ma la qualità dell’intervento. 

Scoperta 6: Ritorno economico dell’intervento precoce

L’ESDM rispetto ai servizi di comunità, è più costoso nei primi due anni di intervento, ma da quel punto in poi il costo diminuisce e continua a diminuire sempre di più perché questi bambini hanno sempre bisogno di meno servizi, mentre senza trattamento precoce il costo dei servizi aumenta con l’età. Risultato da ricordare: gli interventi precoci possono avere un costo inizialmente elevato, ma tende a diminuire con il tempo. Dopo due anni dall’inizio dell’intervento, grazie al miglioramento dei bambini e all’uso della rete sociale del bambino (genitori, insegnanti, etc.), il costo per la comunità diventa inferiore rispetto a quello legato al solo utilizzo dei sistemi assistenziali. Il costo continua a diminuire con il tempo.

Convegno sull’epilessia


LUNEDÌ 8 FEBBRAIO 2016 – ore 15:30
CONVEGNO
“EPILESSIA:L’ESPERTO RISPONDE”
Associazione Amici di Agrigento ONLUS
Via Kennedy, 5 Villaseta (AG)
L’epilessia è una delle malattie neurologiche più diffuse al mondo, che in Italia coinvolge circa 500.000 persone con oltre 30.000 nuovi caso l’anno.
Si tratta di una malattia sociale che il Parlamento Europeo e l’Assemblea Mondiale della Sanità (WHA) hanno indicato come una priorità in campo di ricerca e assistenziale.
Le persone con epilessia, a parte le problematiche di ordine diagnostico e terapeutico (il 30% dei casi sono resistenti ai farmaci oggi disponibili) sono spesso vittime di pregiudizi e discriminazioni a livello sociale e a limitazioni in vari ambiti: scuola, lavoro, guida, sport, etc.
L’Epilessia è guaribile? L’Epilessia è ereditaria? Che cosa si può fare contro l’epilessia? Che cosa succede durante una crisi? Queste sono soltanto alcune delle domande cui l’esperto risponderà.

Scarica locandina evento Convegno Epilessia

TAGTeach


via tagteach italia – TAGteach Italia.

Cos’è il TAGTeach?

Gli insegnanti o gli allenatori, per venire incontro alle esigenze di ciascun studente, possono attingere alla loro esperienza personale, competenza, abilità tecnica e ad un’ampia gamma di altri strumenti. IlTAGteach™ è un potente, innovativo strumento che fonda le sue radici nelle leggi dell’apprendimento, ed ha il suo punto di forza nel dividere in piccoli segmenti il processo d’insegnamento e nell’uso dello shaping (modellamento), attraverso l’uso del rinforzo positivo.

TAG è un’acronimo che sta per Teaching with Acoustical Guidance (Insegnamento audio assistito) e prevede l’uso di un segnale sonoro per indicare la risposta corretta.

TAG fa riferimento un suono distintivo emesso per segnalare o “taggare” il momento esatto. Questo suono diventa una sorta di di segnale acustico “binario”, che viene velocemente elaborato dal cervello. Un TAG significa “Sì”, la sua assenza significa “prova di nuovo”. L’allievo, non deve più concentrarsi su una estenuante analisi verbale (di quello che gli sta dicendo l’insegnante) mentre sta tentando movimenti particolarmente complicati. L’immediatezza e la chiarezza della risposta (TAG) consente all’allievo di formarsi un’esatta immagine mentale del movimento o della posizione che gli viene richiesta.

Il contesto influenza la motivazione per il comportamento stereotipato e ripetitivo in bambini con diagnosi di ritardo mentale con e senza autismo.


Context influences the motivati… [J Appl Res Intellect Disabil. 2012] – PubMed – NCBI.

Abstract:

BACKGROUND :

I bambini sono motivati ​​a impegnarsi in comportamenti stereotipati e ripetitivi per una serie di motivi . La loro motivazione sembra cambiare a seconda del contesto , ma poche prove empiriche supportano tale osservazione. Gli interventi volti a ridurre i comportamenti possono essere migliorati da una maggiore comprensione dell’interazione tra motivazione e contesto .
METODO :

Usando l’analisi Rasch , abbiamo analizzato i dati che descrivono comportamenti stereotipati di 279 esiti estratti attraverso la scala di valutazione della motivazione rivisitata ( MAS : R) . I dati sono stati raccolti da due gruppi di bambini : Gruppo 1 con disabilità intellettiva ( n = 37) e Gruppo 2 sia con disabilità intellettiva che autismo ( n = 37 ) . Abbiamo esaminato i comportamenti in tre contesti : il tempo libero , in transizione e mentre erano impegnati in attività. MAS : R distingue due motivazioni intrinseche : aumento della sensorialità e una diminuzione dell’ansia e tre motivatori estrinseci : in cerca di attenzione o di oggetti o di fuga.
RISULTATI:

Notevoli differenze dei motivatori sono state osservate durante il tempo libero e in transizione . Nessuno motivatore predominava mentre i bambini erano impegnati in compiti. Per entrambi i gruppi , la valorizzazione sensoriale era più probabile motivatore nel tempo libero e riduzione dell’ansia era più probabile motivatore durante la transizione . La transizione era il contesto più probabile che influenzasse le motivazioni estrinseche , ma c’erano differenze significative tra i gruppi.
CONCLUSIONI :

Il contesto influenza la motivazione per i comportamenti stereotipati e ripetitivi . Transizione ha un effetto particolarmente potente .

Camminare sulla punta dei piedi


Idiopathic toe walking and sensory processing dysfunction – 1757-1146-3-16.pdf.

Non si sa in che percentuale ma questa disfunzione colpisce in comorbilità anche i soggetti con autismo. E’ un problema che non risolto porta purtroppo a dover effettuare un intervento chirurgico sull’articolazione del piede ed il tendine d’Achille. Nel frattempo bisogna agire su calli e duroni che si formano sulle punte.

autism toe walking, riferimenti: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?Db=pubmed&term=autism%20toe%20walking

L’attuale studio ha valutato l’efficacia di utilizzare una procedura di modificazione TAGteach  per la correzione e riduzione del camminare sulle punte in un bambino di 4 anni con autismo. Sono stati analizzati due condizioni: la modificazione senza e con uno stimolo di rinforzo condizionato acustico. La sola correzione ha provocato riduzioni minime e incoerenti in punta di piedi, ma la correzione con uno stimolo condizionato acustico si è dimostrata più efficace nel ridurre questo comportamento. Ciò ha implicazioni per diminuire toe-walking in altri bambini con autismo e può essere facilmente utilizzato da insegnanti e genitori.

Insegnare Il Linguaggio Metaforico


Insegnare Il Linguaggio Metaforico – Archivio News – Spazio Asperger.

Riportato e annotato da David Vagni

 

Questo studio ha utilizzato l´apprendimento attraverso esemplari multipli per insegnare a capire le metafore a tre bambini piccoli con autismo. La procedura è efficace per tutti i partecipanti e la generalizzazione è stata riscontrata attraverso la generazione spontanea di metafore nuove. I risultati sono promettenti per un approccio comportamentale all´insegnamento del linguaggio non letterale e altre forme di conoscenza per le persone con ASD.

La ricerca ha dimostrato che i bambini con autismo hanno difficoltà nel linguaggio non letterale, come l´ironia, il sarcasmo, l´inganno, l´umorismo e le metafore. Ad oggi, pochi studi hanno cercato di risolvere questi problemi, e nessuno studio hacercato di insegnare ai bambini con autismo a capire le metafore.
Il ragionamento metaforico è un complesso comportamento verbale, ed è composto almeno dalle relazioni di coordinamento, gerarchia, e distinzione.
Lo scopo di questo studio era quello di valutare la formazione attraverso esemplari multipli per l´insegnamento delle metafore in modo da consentire ai bambini ASD di evidenziare le caratteristiche rilevanti del contesto in cui viene utilizzata una metafora ed impegnarsi nella risposta relazionale richiesta.
I partecipanti erano 3 bambini di età compresa tra i 5 ed i 7 anni.
I risultati suggeriscono che la formazione ad esemplari multipli è efficace nell´insegnamento ai bambini con autismo della comprensione delle metafore. Inoltre, è stata osservata la generalizzazione attraverso la produzione di metafore non insegnate direttamente.

 

Il linguaggio metaforico è una forma di linguaggio figurativo che si caratterizza per la distribuzione e l´uso delle metafore nel linguaggio di tutti i giorni. In linguistica, le metafore sono definite come associazioni non letterali tra concetti basate sul confronto.
La struttura complessa delle metafore richiede la capacità di ragionamento astratto rispetto ad un termine o un argomento relativamente a un altro termine o argomento, al fine di identificare le analogie simboliche tra i due. Questo tipo di ragionamento astratto è importante perché l´uso del linguaggio metaforico è diffusissimo nella società e svolge un ruolo significativo nella communicazione. L´incapacità di comprendere le metafore è probabile quindi che riduca l´adattamento sociale.

 

La maggior parte delle ricerche sul linguaggio metaforico in individui con ASD affronta il tema da un punto di vista neurocognitivo, in cui il deficit di linguaggio metaforico è fatto risalire ad una disfunzione nei meccanismi neurolinguistici sottostanti. Dal momento che non è ancora possibile intervenire a livello di questi ipotetici meccanismi neurali (e non è detto che lo sarà mai), è necessario affrontare il problema da un punto di vista diverso.

 

Da un punto di vista comportamentale, seguendo la Relational frame theory (una teoria comportamentale di terza generazione), le metafore sono considerate un comportamento appreso ed i vari modi in cui un individuo può mettere in relazione due idee è chiamato “frame relazionale”. Questa capacità è concettualizzata come un comportamento operante generalizzato, passibile di apprendimento tramite una storia di formazione con esemplari multipli.

 

Tre frame relazionali sono particolarmente rilevanti per linguaggio metaforico: il coordinamento, la gerarchia, e la distinzione. La relazione di coordinamento è il comportamento atto a mettere in relazione due o più stimoli come simili o uguali. Ad esempio, si potrebbe riguardare la parola (vocale), “mela”, e una mela reale come simili. La relazione di distinzione è il comportamento atto a mettere in relazione uno stimolo come diverso da un altro. Ad esempio, si potrebbe riguardare una mela come diverso da una roccia. La relazione di gerarchia è il comportamento atto a mettere in relazione uno stimolo ad altri stimoli che “ne fanno parte.” Ad esempio, la parola “mammifero” è legata alle parole “cane”, “delfino” e “balena”, nel senso che tutti e tre sono esempi di mammiferi. L´idea che una cosa o stimolo abbia delle “caratteristiche” coinvolge una gerarchica relativa. Ad esempio, lo stimolo, “mela”, può essere correlato a “frutta”, “si può mangiare” e “cresce sugli alberi”, nel senso che tutte e tre sono caratteristiche delle mele.

 

Le metafore sono il chiamare una cosa (“bersaglio”) in modo diverso dal nome reale (“veicolo”). Ad esempio, dopo aver mangiato una mela particolarmente dolce, si potrebbe dire, “Questa mela è una caramella.” Secondo l´analisi RFT, il bersaglio e le sue proprietà sono correlate in termini di gerarchia. Per comprendere una metafora, uno osserva la prima destinazione determinandone le proprietà (ad esempio, una mela ha diverse caratteristiche, tra cui la dolcezza). Si deve poi osservare il veicolo (ad esempio, una caramella ha diverse caratteristiche, tra cui la dolcezza). Comprendere la metafora riguarda quindi l0individuare la proprietà che è simile tra l´obiettivo e il veicolo. In questo caso, sia la mela che la caramella sono dolci, così la metafora: “Questa mela è una caramella”, significa che la mela ha un sapore particolarmente dolce.  Continua su spazioasperger.it

INTERVENTI COGNITIVO COMPORTAMENTALI PER ADULTI CON AUTISMO


INTERVENTI COGNITIVO COMPORTAMENTALI PER ADULTI CON AUTISMO.

Pubblico una nota di Letizia Bernardi Cavalieri che raccoglie vari studi scientifici pubblicati su Pubmed

Gli individui con disturbi dello spettro autistico (ASD) trascorrono la maggior parte della loro vita come adulti e gli interventi psicosociali sono risultati molto promettenti nel migliorare la qualità di vita di questa popolazione di adulti con autismo.

Una ricerca pubblicata nel 2012, su Journal of Autism and Developmental Disorders, sviluppata dalla School of Social Work, dell’University of Pittsburgh, negli USA, ha analizzato una revisione sistematica di tutti gli studi che hanno nel tempo osservato e valutato gli interventi psicosociali per gli adulti autistici.  I risultati confermano che gli effetti del trattamento psicosociale anche negli adulti autistici sono stati molto positivi. Peraltro questo tipo di strategie educative sono risultate efficaci anche in altre forme di psicopatologie presenti nelle persone con disabilità intellettiva (ID), autismo (ASD) e altre disabilità dello sviluppo (DD).

Altre revisioni sistematiche e meta-analisi di confronto tra i  trattamenti psicosociali, quelli farmacologici e anche di altro tipo, condotte dal Dipartimento di Psicologia, della City University di New York, pubblicate su una rivista canadese di Psichiatria: Canadian Journal Psychiatry,  nell’Ottobre del 2012, hanno dimostrato l’inequivocabile efficacia delle tecniche cognitivo-comportamentali rispetto ad ogni altro tipo di trattamento finora studiato. C’è una forte evidenza clinica che suggerisce l’utilità dell’applicazione dell’ Applied Behavior Analysis (ABA) e di altri trattamenti comportamentali in alcune forme di disturbi psicologici. Ci sono prove conclamate a sostegno della migliore efficacia della terapia cognitivo-comportamentale, degli interventi sensoriali e di altre forme di interventi psicosociali rispetto ad ogni tipo di intervento farmacologico.

Recentemente infatti sono stati pubblicati studi controllati randomizzati (RCT) di psicofarmacologia, in particolare nelle persone con disturbi dello spettro autistico. La maggior parte degli studi sono stati indagati per comprendere come affrontare i comportamenti-problema, piuttosto che soffermarsi sulla psicopatologia. Questi studi hanno promosso le tecniche cognitivo comportamentali e hanno rilevato un supporto soltanto momentaneo nell’efficacia della farmacoterapia.

Finora, oltre all’intervento cognitivo comportamentale, gli studi clinici sostengono che soltanto una dieta priva di latticini e glutine si è rivelata un supporto essenziale per modificare i comportamenti problematici nell’autismo (Frontiers in Human Neuroscience nel 2012 ha pubblicato infatti uno studio di Whiteley P , P Shattock,  ed altri dal titolo “Intervento dietetico senza glutine e caseina per  condizioni dello spettro autistico”). Ma anche su questo sono state osservate differenze individuali ancora non del tutto chiarite dalla ricerca.

La ricerca attuale supporta invece dichiaratamente l’uso dell’Applied Behavior Analysis (ABA) e di altri interventi cognitivo-comportamentali per alcune forme di psicopatologia.

Quello che connota la differenza nei risultati, in un programma d’intervento cognitivo-comportamentale, è l’aderenza precisa alle tecniche.

Moore TR ed altri, dell’ Università del Minnesota, a Minneapolis, hanno condotto uno studio, pubblicato su Behavior Modification nel novembre 2011, studio che ha osservato come  i genitori dei bambini con  Disturbo dello Spettro  Autistico fossero aderenti alle istruzioni ricevute nell’utilizzo delle strategie di gestione, sia nell’insegnare nuove competenze che nell’ affrontare i problemi di comportamento, dopo essere stati precedentemente istruiti con  un programma di formazione standardizzato basato sui principi cognitivo-comportamentali dell’ Applied Behavior Analysis (ABA).

I genitori osservati hanno riportato, come descritto nello studio, la padronanza di alcuni criteri di adesione in almeno cinque delle sei aree di competenza.

Tre variabili indipendenti erano significativamente correlate al criterio di adesione:

1) adesione alle tecniche perché l’efficacia del trattamento era percepita come un comportamento in grado di influire sul cambiamento nel figlio,

2) fiducia nell’intervento come capace di produrre cambiamenti significativi,

3) convinzione che l’utilizzo delle tecniche poteva produrre una migliore accettazione del bambino nella famiglia e nella comunità.

La corretta aderenza alle tecniche cognitivo- comportamentali anche per gli autistici adulti, come presa in carico della persona, ha assolutamente migliorato la qualità della vita delle persone autistiche e dei loro familiari.

Referenze:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22825929

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23072950

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21885470

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23316152

PIVOTAL RESPONSE TRAINING – Come insegnare i comportamenti essenziali ai bambini autistici


PIVOTAL RESPONSE TRAINING

abstract

Questo manuale è stato fatto  per essere applicato ad una vasta gamma di persone.

Gli esempi portati si concentrano sulle interazioni familiari tra individui con autismo ed i loro genitori ed  illustrano l’applicabilità da parte della comunità di queste procedure. La ricerca originale era stata comunque condotta con studenti universitari, logopedisti ed insegnanti che stavano lavorando con bimbi autistici non verbali e seriamente compromessi. La ricerca successiva è stata poi  condotta con bimbi più grandi ed adulti con handicap che erano sia verbali che non. Le procedure di trattamento variavano a seconda dei genitori, degli insegnanti, dei psicologi, dei pediatri e degli  operatori sociali.

Noi rivolgiamo pertanto l’uso di questo manuale a studenti, insegnanti, logopedisti, psicologi, ed altri che interagiscono o  con  soggetti autistici o con altri con handicap gravi, a tutte le età e livelli cognitivi.

I comportamenti target che si prevedeva di modificare nella ricerca condotta erano nell’ambito  comunicativo, il comportamento sociale e la risposta distruttiva.

Esigenze di future ricerche per la Prima e la Seconda generazione di antipsicotici per bambini e giovani adulti


TOC.pdf Oggetto application/pdf.

1. Le prove sull’efficacia e l’efficienza di 1a o 2a generazione di farmaci antipsicotici è bassa o insufficiente per il trattamento dei disturbi pervasivi dello sviluppo tra cui disturbo autistico, sindrome di Asperger e disturbi pervasivi dello sviluppo non altrimenti specificato.

Nella letteratura esistente non ci sono prove sufficienti per quanto riguarda il confronto tra e all’interno delle classi di 1 ° e 2 ° generazione di antipsicotici per qualsiasi dei disturbi inclusi, comportamenti o esiti per i bambini e gli adolescenti. KQ1, 2
Per i bambini e gli adolescenti, la letteratura esistente manca di studi che esaminano a lungo termine (> 6 mesi di follow up), l’efficacia e l’efficacia del 1 ° e 2 ° generazione di antipsicotici in tutti i disturbi e comportamenti di interesse. La durata mediana dello studio di 8 settimane potrebbe essere insufficiente per la valutazione dei risultati a lungo termine tra cui esiti importanti per genitori e pazienti, quali il rendimento scolastico, lo sviluppo emozionale, o le interazioni del sistema giudiziario. KQ1, KQ2
Nei bambini e negli adolescenti, la letteratura esistente manca di studi che hanno esaminato a lungo termine (> 6 mesi di follow up) sicurezza di 1 ° e 2 ° generazione di antipsicotici in tutti i disturbi e comportamenti di interesse. La durata mediana dello studio di 8 settimane potrebbe essere insufficiente per la valutazione dei risultati a lungo termine negativi come l’obesità, il diabete, o di eventi cardiovascolari. KQ2, KQ3

Nei bambini e negli adolescenti, mentre vi è forza moderata di evidenze a favore di placebo nel corso di vari antipsicotici di 2 ° generazione rispetto a diversi risultati degli eventi avversi di interesse (ad esempio sedazione, sintomi extrapiramidali (EPS), aumento di peso, dislipidemia), vi è forza moderata di prove favorire alcuni antipsicotici di 2 ° generazione a scapito di altre (es. risperidone rispetto a olanzapina) per quanto riguarda l’aumento di peso, nel complesso non vi sono prove sufficienti per consentire il confronto tra e all’interno delle classi di 1 ° e 2 ° generazione di antipsicotici per qualsiasi risultato degli eventi avversi . Questi risultati comprendono sedazione, EPS, aumento di peso / composizione corporea, insulino-resistenza, eventisessuali avversi, e la dislipidemia. KQ3
Nella letteratura esistente non ci sono prove per determinare se ci sono differenze in termini di efficacia, efficacia, eventi avversi o per ogni sottogruppo di popolazione. Sottogruppi comprendono sesso, età, razza, co-morbidità, co-trattamento, la storia di psicosi, o la durata della malattia. KQ

La letteratura esistente manca l’uso di standard pediatrici per gli effetti collaterali (ad esempio, il monitoraggio della sicurezza modello uniforme di Report). KQ2
La letteratura esistente manca di risultati coerenti e comparabili e misure di outcome tra i disturbi studiati e comportamenti che destano preoccupazione. KQ3, Metodi
La letteratura esistente dimostra una mancanza di consenso sulle minime differenze clinicamente importanti all’interno dei risultati di grande interesse in tutti i disturbi. KQ3, Metodi
La letteratura esistente manca di studi su larga scala di efficacia che sono generalizzabili alla popolazione più ampia visto in pratica clinica. Metodi / Tutti KQs
La letteratura esistente manca di studi di efficacia con un adeguato doppio cieco dei partecipanti allo studio e dei valutatori. Metodi / Tutti KQs
La letteratura esistente manca di investigazioni indipendenti non vincolate al finanziamento da parte di industrie farmaceutiche. Metodi / Tutti KQs

Intervento comportamentale intensivo precoce: esiti per bambini con autismo e genitori dopo due anni


Studio europeo del 2008 sull’ABA, sugli effetti nei bambini e sui loro genitori.

 

Abstract

E’ stato identificato un gruppo d’intervento (n=23) di bambini in età prescolare con autismo sulla base della preferenza dei genitori per un intervento di tipo comportamentale intensivo precoce, mentre un gruppo di controllo (n=21) ha continuato ad essere sottoposto al consueto trattamento disponibilie. Una valutazione prospettica è stata effettuata prima dell’inizio del trattamento, dopo un anno e ancora 2 anni si sono osservate differenze significative a favore dell’intervento comportamentale intensivo nelle misurazioni di intelligenza, linguaggio, abilità di vita quotidiana, comportamento sociale positivo, oltre  a una differenza statistica nella misura delle migliori prestazioni. Misure del benessere dei genitori, raccolte negli stessi tre intervalli di tempo, non hanno evidenziato che l’intervento comportamentale fosse stato cusa di un’esacerbazione delle problematiche né per le madri né per i padri dei bambini in trattamento.

 

Questo studio è stato finanziato tramite una sovvenzione dell’Health Foundation”, Regno Unito (http://www.health.org.uk/). Gli autori sono molto grati per il generoso supporto al progetto. Un consorzio di 11 Autorità Educative Locali nel Sud dell’Inghilterra inclusi Southampton, Maidenhead e Windsor, Poole, Brighton e Hove, Wokingham, Wiltshire e Bournemouth, ha finanziato gli interventi dell’Università di Southampton per 13 bambini nel gruppo d’intervento. I restanti 10 bambini in quel gruppo sono stati seguiti da PEACH, the London Early Autism Program e dall’UK-Young Autism Programme. Gli autori ringraziano per il supportro collaborativo, sia finanziario sia pratico, tutti questi enti, senza i quali lo studio qui riportato non sarebbe stato possibile. Qualsiasi opinione qui espressa appartiene agli autori e non è necessariamente avallata dagli sponsor della ricerca o dai collaboratori. Francesca degli Espinosa ha avuto la funzione di supervisore senior ed Erik Jahr di consulente esterno per l’intervento dell’Università di Southampton. Gli autori ringraziano: Ruth Littleton, Sophie Orr e Penny Piggott che, con Paula Alsford e Monika Lemaic, hanno fatto da supervisori al team dell’Università di Southampton; Corinna Grindle che ha contribuito con le analisi d’affidabilità; e Catherine Carr, che ha offerto un favoloso supporto amministrativo e logistico al team.

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Esiti di interventi psico-educativi comprensivi per bambini piccoli con autismo


Abstract

Questo studio valuta la ricerca psico-educativa comprensiva sull’intervento precoce in bambini con autismo. Sono stati identificati 25 studi esito. Venticinque studi valutarono il trattamento comportamentale, 3 studi valutarono il TEACCH e 2 studi valutarono The Colorado Health Sciences Project. Gli studi esito sono stati valutati in accordo al loro valore scientifico, e successivamente secondo il magnitudo dei risultati documentati negli studi. Basati sull’evidenza disponibile, sono state date raccomandazioni di trattamento e sono stati suggeriti parametrri pratici.

 

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